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	<title>Il Filo del Nulla</title>
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	<description>Razionale e Irrazionale, bene e male, luce e ombra: conflitti da sciogliere</description>
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		<title>L&#8217;astuta ragazzina</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 20:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Galluzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano lì seduti da un bel po’ di tempo: quattro adulti rilassati con dei bambini in procinto di crescere. Avevano mangiato una buona pizza ed ora, chiacchierando nell’attesa del dolce, sorseggiavamo birra. I ragazzini si erano alzati dal tavolo da &#8230; <a href="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/?p=150">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano lì seduti da un bel po’ di tempo: quattro adulti rilassati con dei bambini in procinto di crescere. Avevano mangiato una buona pizza ed ora, chiacchierando nell’attesa del dolce, sorseggiavamo birra. I ragazzini si erano alzati dal tavolo da tempo e scorrazzavano nella piazzetta come puledri impazziti. Quanta gioiosa energia in quella serata estiva.</p>
<div id="attachment_157" class="wp-caption alignright" style="width: 233px"><a href="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/Ho-visto-cose-antiche-scappare-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-157" title="Ho visto cose antiche scappare" src="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/Ho-visto-cose-antiche-scappare-2-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ho visto cose antiche scappare</p></div>
<p>L’astuta ragazzina si avvicinò saltellando allegramente, si fermò davanti al tavolo e disse a suo padre: “Papà, voglio anch’io la maglietta di Che Guevara come Lorenzo. Me la compri?”.</p>
<p><span id="more-150"></span>Luca, sebbene pigramente disteso sulla sedia, ebbe un sussulto e, prima che il padre della piccola potesse rispondere, intervenne, trascinato da un impulso educativo motivato da chissà quale ignota urgenza. “Isabella, ma tu lo sai chi è stato Che Guevara?”, le chiese. Poi proseguì senza attendere risposta, raccontandole con garbo ed energia la storia, le speranze, il raccapriccio delle rivoluzioni, gli errori dei governi e degli uomini.</p>
<p>La fanciulla era rimasta educatamente in piedi, tenendo un portamento serio e le mani dietro la schiena.  La sua figurina snella si ergeva solenne, lontana dagli schiamazzi degli altri bambini intenti a giocare. Fissava Luca con i suoi occhioni blu e non perdeva una parola. Luca cercava di usare un linguaggio chiaro, senza nominare pensatori o teorie che certamente erano sconosciuti ad una bambina di seconda media.</p>
<p>“Vedi”, le disse continuando a spiegare, “capire le ragioni ed i torti delle persone è una faccenda complicata; la verità è quasi sempre sfuggente. Crescendo scoprirai che spesso, ascoltando le ragioni di due parti che si confrontano con sincerità, ti sembrerà che entrambe abbiano buone motivazioni e che magari tutte e due vogliano raggiungere obiettivi più che ragionevoli. Sono certo che qualche volta ti capiterà anche di scoprire all’improvviso che qualcuno che credevi nel torto… era in realtà nel giusto. E allora?!</p>
<p>L’origine del problema sta nel fatto che tutti noi, sin da neonati, veniamo di continuo bersagliati da stimoli e conoscenze tra cui scegliere. Tutti ci sollecitano: i genitori, la famiglia, la scuola, gli amici, la società, il mondo fisico (caldo, freddo, dolore, piacere, e così via). La nostra mente, seguendo un processo naturale e automatico, interpreta senza sosta tutti questi segnali e, per confronto, divide il giusto dallo sbagliato: mi fa bene, mi fa male; sto meglio, sto peggio; piace agli altri, non piace… Insomma, noi scegliamo di continuo cosa accettare come vero e cosa rifiutare come falso, e pian piano diventiamo adulti che sanno decidere.</p>
<p>Purtroppo, in tutto ciò che rifiutiamo come sbagliato o falso, c’è sempre una parte, piccola o grande, di giusto o di vero. Al contrario, per tutto ciò che accettiamo come vero, c’è sempre una parte falsa di cui ci disinteressiamo. Così, scegliendo solo una parte degli opposti punti di vista sulla realtà, accade che non siamo in grado di mettere insieme tutti i pezzi di ciò che è giusto. E non sappiamo più arrivare alla verità.</p>
<p>D’altra parte, però, è essenziale che decidiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato per noi. Se non lo facessimo non riusciremmo a fare mai delle scelte, in nessun momento nella nostra vita. Resteremmo lì bloccati, indecisi per sempre, spenti. Non sapremmo neanche difenderci dal vento o… dalle belve feroci.</p>
<p>Ti debbo dire che&#8230; non sono certo che sia possibile capire veramente cosa è giusto e cosa non lo è, e non ho ancora scoperto cos’è la verità…”. Luca si inceppò un istante, mentre il suo sguardo si perdeva lontano, oltre il viso della piccola.</p>
<p>Si scosse, riprendendo a parlare di scatto: “comunque di una cosa sono certo: per scegliere di aderire ad un pensiero politico è necessario crescere e imparare molte cose. Insomma, per decidere se scegliere Che Guevara e la rivoluzione credo proprio che dovresti aspettare”. Luca si sentì di colpo stanco e si fermò a fare un profondo respiro; solo allora si rese conto che aveva raccontato il suo pensiero tutto d&#8217;un fiato, in apnea.</p>
<p>“Va bene”, disse Isabella a quel punto, “mi hai convinto: aspetterò. Però voglio una maglietta con Carlo Marx, e la voglio azzurra”. Ciò detto, l’astuta ragazzina si girò su se stessa e saltellò via allegramente senza attendere oltre.</p>
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		<title>Dubbio inquietante</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 21:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Galluzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Quel giorno Marco aveva preso il treno con gioia. Lui ama il treno, con la sua cantilena di rotaie che intorpidisce i sensi e trasforma lo scompartimento in un’isola. Quel suono ripetuto proietta la mente in uno spazio sospeso, senza &#8230; <a href="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/?p=141">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_142" class="wp-caption alignright" style="width: 245px"><a href="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/Th_coppa_del_dubbio.jpg"><img class="size-medium wp-image-142" title="Coppa del dubbio in caduta libera" src="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/Th_coppa_del_dubbio-235x300.jpg" alt="Coppa del dubbio in caduta libera" width="235" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Coppa del dubbio in caduta libera - Olio su tela 30x40</p></div>
<p>Quel giorno Marco aveva preso il treno con gioia. Lui ama il treno, con la sua cantilena di rotaie che intorpidisce i sensi e trasforma lo scompartimento in un’isola. Quel suono ripetuto proietta la mente in uno spazio sospeso, senza tempo. Il treno porta spesso incontri, misteri, vite alternative da vivere. Così era andata anche quella volta.</p>
<p><span id="more-141"></span>Sedendosi nel suo caldo scompartimento provò un certo piacere; nonostante la giornata soleggiata, infatti, cominciava a far freddo fuori. L’uomo, alto e dal portamento misurato, si sedette di fronte a lui salutando cortesemente e dichiarando che preferiva stare vicino al finestrino, per guardare il mondo fuori, disse. Aveva un’aria emaciata ed esangue ma gli occhi vispi, con uno sguardo indeciso tra dolcezza e ferocia. Un tipo singolare.</p>
<p>Il treno si avviò dolcemente. Il tepore, unito alle larghe lame di sole che filtravano tra gli alberi in corsa, donò energia a quella calma ovattata, e la magia si ripeté.  Fu così che velocemente i due uomini si ritrovarono a parlare fitto fitto. Guardandoli da fuori, da lontano, sembravano due grandi amici intenti a confessarsi con gusto le loro ultime avventure. Marco scoprì che l’uomo si chiamava Rodolfo, che andava a trovare la sorella e che aveva i suoi motivi per farlo. Poi, con gran turbamento, si ritrovò ad ascoltare la sua tormentata storia.</p>
<p>Rodolfo raccontò di essere stato un uomo tranquillo, con una vita piacevole e senza scossoni, almeno finché non aveva scoperto di avere una malattia rara, molto rara. Da allora la sua vita si era trasformata in una corsa contro il tempo. Aveva girato ogni ospedale e cercato ovunque una cura, spendendo ogni energia e risparmio disponibile. Dopo un infinito girovagare incappò in un progetto di sperimentazione di una casa farmaceutica. Rodolfo raccontava la sua storia con tranquillità, quasi fosse la storia di un altro, ma nel pronunciare il nome del progetto e della casa farmaceutica il suo viso s’irrigidì in una smorfia maligna e i suoi occhi si accesero di livido rancore.</p>
<p>Rodolfo, visto l’aggravarsi della malattia e sentendosi senza speranza, decise di entrare a far parte del progetto. Per lui iniziò così un incubo fatto di medici brutali, iniezioni, pastiglie, flebo e di quotidiani test ossessivi, condotti da tecnici indifferenti guidati da un professore glaciale. Digrignò con forza i denti quando ne pronunciò il nome.</p>
<p>Marco era sbalordito. Rodolfo si mostrava ancora forte e parlava con calma e decisione, senza lasciare spazio ad interruzioni. Aveva un gran bisogno di raccontare la sua storia e  Marco ascoltava, questo bastava.</p>
<p>Rodolfo raccontò che quegli aguzzini con ogni nuovo medicinale gli procuravano effetti collaterali sempre più debilitanti. Quei “dottori” asserviti al capitale lo prendevano in giro con stupide parole consolatorie ma era evidente che erano interessati solo a dimostrare che quei farmaci erano commerciabili. Alla fine del progetto, quando ormai lui era ridotto uno straccio, l’avevano buttato via. C’era più poco o nulla da fare per lui, glielo avevano detto chiaro. Lui si sentiva spacciato e quelli erano ancora lì a pretendere che lui continuasse i controlli e l’uso dei medicinali a sue spese. E’ agghiacciante vedere dove possono arrivare la macchina dei soldi e la meschinità umana.</p>
<p>Marco era inquieto, e sentiva forte la necessità di dire la sua. Di colpo però si rese conto che il treno era già entrato in stazione e capì che non ne avrebbe avuto il tempo. Così, seppur con rammarico, vi rinunciò. Salutò con calore il suo compagno di viaggio e scese dal treno. Sulla banchina lo accolse l’usuale chiacchiericcio dei viaggiatori, mescolato all’odore stantio del metallo: era tornato nel mondo reale. Si sentiva frastornato e decise di fermarsi ancora un attimo, solo per scambiare qualche altra parola con Rodolfo affacciato al finestrino.</p>
<p>Marco si ritrovò a fissare il treno già lontano, con la mano sollevata a salutare nel vuoto. L’aveva lasciato andare senza trovare il coraggio di dirgli nulla di sé. Avrebbe voluto dirgli che, per un incredibile combinazione, anche lui aveva contratto quell’impronunciabile malattia rara e che aveva partecipato anche lui a quel programma della casa farmaceutica, addirittura sotto il controllo dello stesso professore.</p>
<p>Non gli disse che quei medici pignoli lo controllavano continuamente e non gli parlò dei grandi dolori che anche lui aveva sofferto per gli effetti collaterali dei farmaci. Si rese conto che non avrebbe saputo spiegargli perché le risolute parole di consolazione di quei dottori lo avevano motivato, né perché il distacco con cui i tecnici lo trattavano gli era apparso rispetto della sua condizione. Secondo lui si erano comportati tutti da persone perbene. Anche lui aveva finito la sperimentazione, e non sapeva come sarebbe andata a finire, però prendeva i medicinali e continuava i controlli.</p>
<p>Marco uscì dalla stazione con passo meccanico. Il corpo sapeva dove andare ma la mente s’era completamente persa alla ricerca d’evanescenti risposte. Continuava inutilmente a chiedersi quale era stato l’inganno e quale la realtà.</p>
<p>Come ci sa lasciare nel dubbio la vita. Accade fin troppo spesso che, mentre tutto ci sembra chiaro e stabile, d’improvviso la realtà si trasforma in un treno assordante ed ignoto che sfreccia via davanti ai nostri occhi. E noi non sappiamo dove sta andando.</p>
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		<title>Libero Arbitrio</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 22:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Galluzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osservazioni sul Filo]]></category>

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		<description><![CDATA[Libertà: che parola piena di fascino.  Noi, uomini evoluti e razionali, conosciamo bene il valore della libertà e abbiamo chiaro che il suo fulcro è nell’individuo, con il suo libero arbitrio. Tutto si concentra in un solo punto, lì dove &#8230; <a href="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/?p=135">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Libertà: che parola piena di fascino.  Noi, uomini evoluti e razionali, conosciamo bene il valore della libertà e abbiamo chiaro che il suo fulcro è nell’individuo, con il suo libero arbitrio. Tutto si concentra in un solo punto, lì dove possiamo scegliere tra il bene e il male, lì dove abbiamo il potere di dire <em>Si</em> o <em>No</em>. L’essere umano ha saputo difendersi nel tempo dalle limitazioni delle culture dominanti, dalle religioni, dalla televisione, eccetera, eccetera e, per mezzo della ragione, con o senza <a href="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/Imazzire-400x2901.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-137" title="Impazzire" src="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/Imazzire-400x2901-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a>condizionamenti, sa ben distinguere cosa gli piace e cosa non gli piace. Noi siamo liberi!</p>
<p><span id="more-135"></span>Quante cose sappiamo fare?  Possono costringerci a fare qualcosa che non vorremmo fare? E se io volessi costringervi a leggere qualcosa che non vorreste? Un brutto racconto, un’ignobile poesia, qualcosa di fastidioso od orrendo. Pensate che sia possibile violare la volontà di una persona? Io potrei cercare di trascinarvi passo passo, oppure potrebbe essere con un guizzo, un qualche salto logico, <em>un livido lampo</em></p>
<p><em>Basta poco; E voi potreste all’istante sentirvi precipitare nel vuoto, con l’agghiacciante coscienza che non avrete mai più terra sotto i piedi; Potreste arrivare a percepire il tempo che vi corrompe, diventando fango striato di sangue; Non più donne né uomini ma solo spoglie, ombre odiose che sprofondano in angosce prive di sostanza</em></p>
<p><em>Potreste d’incanto svegliarvi ricordando d’esser poveri d</em><em>rogati</em><em>, con braccia gonfie di buchi e sguardo vuoto; Con raccapriccio potreste scoprirvi a masticare indifferenti le vostre stesse budella; Traboccate dal ventre dopo il colpo di lama che, proprio ora e da soli, vi siete assestati.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Avvertite un certo disgusto e il sincero desiderio di smettere di leggere? Rasserenatevi. State ritornando in territori letterari più tranquilli e non vi attendono più orrori dietro l’angolo. Ma ormai il dado è tratto.</p>
<p>Dovreste esservi accorti, a questo punto, di aver fatto ciò che prima avete pensato di poter facilmente evitare: avete letto una sgradevole poesia (ovvero il testo in corsivo, titolo compreso).</p>
<p>Si prova una certa indignazione quando ci si accorge di essere stati trascinati dove non si voleva. Ancor peggio è accorgersi di averlo capito durante la lettura e di non aver saputo reagire in modo adeguato. Non è così?!</p>
<p>Ma com’è potuto accadere? Che ne è stato del nostro libero arbitrio?  Dov’è l’errore?  Quanto è veramente forte il nostro volere?  E’ una poesia… ma se invece fosse tutto vero?  Domande, solo domande. Ma noi siamo liberi di scegliere o no?</p>
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		<title>Prospettive Illusorie</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 22:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Galluzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[tempo memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Era stata una mattinata piena di lavoro e di discussioni per Luca. Sapeva di dover organizzare in tutta fretta l’ufficio e non aveva molto tempo per decidere i prossimi passi. L’ora di pranzo era vicina e pensò di fare una &#8230; <a href="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/?p=121">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Era stata una mattinata piena di lavoro e di discussioni per Luca. Sapeva di dover organizzare in tutta fretta l’ufficio e non aveva molto tempo per decidere i prossimi passi. L’ora di pranzo era vicina e pensò di fare una breve passeggiata per schiarirsi le idee. Aveva tempo per una passeggiata. Mentre scendeva velocemente le scale si chiese cosa fosse il tempo. Forse è solo una questione di prospettive, si disse.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una bella giornata di primavera, una di quelle in cui è piacevole sentire sulla pelle la luce calda del sole. Si avviò di buon passo, con la voglia di perdersi nell’intreccio delle vie del centro, lasciandosi guidare dagli odori provenienti dei tanti locali lì intorno. Camminava veloce all’ombra di un alto palazzo quando, girando l’angolo, venne di colpo abbagliato dalla luce del sole e rimase accecato per qualche istante. Fu in quel momento che andò a sbattergli contro.<span id="more-121"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ci mise un po’ di tempo per individuare la persona investita, che intanto lo apostrofava: “ma guarda chi si vede, come stai”? Mentre si scusava per l’accaduto, Luca iniziò a vedere meglio e a cercare nella memoria quella faccia. Non gli venne subito in mente il suo nome ma, in un lampo, un lontano passato divenne presente. Il tempo trasportò lì l’intenso profumo di cornetti caldi, di luminosi pomeriggi all’università, di fitte chiacchiere in attesa degli esami e di grandi serate davanti a pizza e birra fresca.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul volto di Luca si aprì un largo sorriso che fece il pari con il volto dell’altro. Superati i “ma che piacere”, i “quanto tempo è passato” ed i “ti trovo bene sai”, si abbracciarono con gesto maschio e decisero all’unisono di andare a mangiare insieme, svelti, come si faceva da ragazzi. Camminando iniziarono a parlare della vecchia combriccola: Gisella, Marco, Alessandro… e poi di quel vai e vieni di persone che giravano intorno alla loro comitiva. Erano passati tanti anni ma sembrava stesse ancora accadendo in quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Si accomodarono al bar più vicino, in un tavolo all’aperto sotto un grande ombrellone bianco. Ordinarono distrattamente qualcosa e ripresero a parlare. Dapprima si raccontarono velocemente l’un l’altro la loro storia recente: cos’era avvenuto dopo l’università, il lavoro, la carriera, la famiglia. Poi si tuffarono golosamente nei ricordi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ritrovarono a ricordare le grandi adunate d’amici a mangiare spaghetti con le vongole a sazietà, sempre a casa di Gigi, quello ricco con la casa enorme. Esplorarono i ricordi delle profumate giornate al mare, con Gisella e Marco, amici di tutti e grandi comunicatori. Parlarono poi delle grandiose feste di carnevale, con quella folla colorata che ballava nei locali affittati per l’occasione, allietati da dolci deliziosi e grandi quantità di buon vino. Che tempi! Sorridevano allegramente al ricordo, dandosi grandi manate sulle spalle. Era fantastico guardare il mondo da quella prospettiva. Il tempo trascorso sembrava cancellato e la memoria tornata vita contemporanea. Che gusto vivere quei momenti adesso, con quella sensazione d’appartenenza e unione.</p>
<p style="text-align: justify;">Luca, che si sentiva percorso da uno strano turbamento, inizio a parlare di Fabiana, la ragazza del gruppo di cui lui era innamorato. L’altro scosse la testa e disse: “Fabiana? Non me la ricordo”. “Ma si”, disse Luca, “quella che stava con lo strano motociclista del gruppo del liceo Ronchi”. L’altro, dapprima pensoso e accigliato per lo sforzo di memoria, a quelle parole si trasformò in una maschera di pura meraviglia, che virò presto in imbarazzo. Nella mente di Luca la verità esplose improvvisa ed il suo viso s’illuminò della stessa meraviglia e imbarazzo dell’altro: lui e la persona di fronte a lui non si conoscevano affatto. Frequentavano comitive d&#8217;amici diverse ma che spesso venivano riunite da Gisella e Marco. Certo, si erano visti mille volte alle feste, ma solo di sfuggita. Non si erano mai rivolti la parola e, anche se avevano spesso vissuto gli stessi eventi ed emozioni, probabilmente si erano solo scambiati un paio di volte un sorriso da lontano; niente di più.</p>
<p style="text-align: justify;">Il calore e l’ardore per quei ricordi condivisi si erano trasformati di colpo in fredda brezza. Quel che sembrava un incontro tra fratelli, si era dimostrata una casuale collisione tra alieni. Si consolarono l’un l’altro senza enfasi per la loro sbadataggine e, pagato il conto in silenzio, si salutarono frettolosamente farfugliando scarne frasi di cortesia. Quanto appariva lontano nel tempo quel periodo ora, sepolto da decenni d’altri eventi, altre esperienze, altra memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando verso l’ufficio, Luca cercò di mettere in ordine i pensieri. Lui e l’altro, di cui continuava ad ignorare il nome, avevano vissuto le stesse esperienze e trepidazioni, insieme agli stessi amici, ed avevano assimilato una memoria e dei valori condivisi. Non siamo forse tutti noi esseri costituiti d’esperienza e memoria?! Se così è, allora, anche loro due erano fatti in parte della stessa sostanza, nonostante il tempo trascorso. Sorrise tra sé, chiedendosi ancora una volta cos’era il tempo e cosa la memoria. Una questione di prospettive, si rispose.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli impegni del pomeriggio presero prepotentemente posto nella sua mente. Un ultimo pensiero andò a quel periodo sfavillante ormai perso in un abisso. Si ripromise di tornare a riflettere con più attenzione su quei temi, perché capiva che erano importanti. Poi Luca, preso dalle ordinarie urgenze della vita, dimenticò l’episodio.</p>
<div id="attachment_131" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/Ambigue-Proporzioni-500x300-blog.jpg"><img class="size-medium wp-image-131" title="Ambigue Proporzioni 500x300-blog" src="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/Ambigue-Proporzioni-500x300-blog-300x232.jpg" alt="Ambigue Proporzioni" width="300" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">Ambigue Proporzioni  - olio su tela 30x40</p></div>
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		<title>Ordine e Caos &#8211; Teoria delle reti</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 16:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Galluzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osservazioni sul Filo]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è un libro che in questi ultimi tempi mi ha dato molti spunti di riflessione. Si tratta di un libro che racconta molto bene quali sono le forze che agiscono dietro ogni evento. Il libro è: Ordine e caos. Teoria &#8230; <a href="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/?p=109">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788865580172/soldano-guido/ordine-caos-teoria.html"><img class="alignright size-full wp-image-110" title="Soldano_Guido" src="http://www.ilfilodelnulla.it/blog/wp-content/uploads/2011/06/Soldano_Guido.bmp" alt="Teoria delle reti" /></a>C’è un libro che in questi ultimi tempi mi ha dato molti spunti di riflessione. Si tratta di un libro che racconta molto bene quali sono le forze che agiscono dietro ogni evento. Il libro è: <em><strong>Ordine e caos. Teoria delle reti di Guido Soldano</strong></em><span id="more-109"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il libro parla di come le &#8220;leggi della rete&#8221; regolano il nostro vivere quotidiano. Se pensi che le reti riguardino solo pescatori o  informatici… Se pensi che tra la caduta dell&#8217; impero romano e facebook non ci siano punti di contatto&#8230;. Se pensi che un hub sia un aeroporto internazionale&#8230; Se pensi che &#8220;piccolo mondo&#8221; sia un romanzo per ragazzi&#8230; forse hai bisogno di leggere questo libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un libro per informatici, non è un libro sui social network, non è un libro per specialisti…  é un libro che ci riguarda personalmente più di quanto si possa pensare. Si da una risposta a domande come: Perché le epidemie annunciate non sempre si avverano? Cosa regola le amicizie o la ricerca di un posto di lavoro? Perché è così importante la cooperazione? Che cosa rende una persona una persona di successo?</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma leggetelo tutti e poi ne parliamo insieme nel blog.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Sito ECRA per approfondimenti" href="http://www.ecra.it/template/default.asp?i_menuID=31614">Approdondimenti nel sito ECRA</a></p>
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